ZCM – I matrimoni forzati nell’Europa multiculturale, 2008

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Prefazione

Da oltre quattro secoli, le platee palpitano per la vergine quattordicenne Giulietta, appartenente alla casata dei Capuleti, destinata a un matrimonio forzato con il giovane e arrogante Paride. Il rapimento di una giovane donna, forzata al matrimonio con un uomo tirannico e rozzo – e in seguito liberata da un eroe, é un tema tradizionale tanto del melodramma sia della cinematografia, da Die Walküre al Return of the Jedi.  E poiché la realtà supera spesso l’immaginazione, emblematica è la vicenda di Marie-Catherine, baronessa d’Aulnoy, che costretta all’età di sedici anni a sposare un uomo più vecchio di lei di ben quarantasei anni, tentò di liberarsene accusandolo di lesa maestà e altri di crimini passibili di pena capitale. Si potrebbero citare migliaia di aneddoti  consimili per ricostruire la storia di un abuso che nel 1982, Benjamin Whitaker, nel suo Rapporto, commissionatogli dall’ONU,  includeva nelle forme di moderna schiavitù insieme al lavoro forzato, il traffico dei migranti, la vendita delle donne e le mutilazioni genitali. La schiavitù fu la prima violazione dei diritti umani a suscitare un’ ampia condanna internazionale, ma agli inizi del XXI secolo le sue forme restano un grave e persistente problema. Negli ultimi decenni in Italia, però, a livello di opinione pubblica, il matrimonio forzato sembrava scomparso, un ricordo del passato, come il delitto d’onore, o una pratica di popolazioni primitive da sottoporre a studi etnologici. Poi, nella tarda estate 2006, le storie di due giovani donne immigrate, ancora una volta due vittime, occupano le prime pagine dei giornali: Hina, pakistana sgozzata dal padre, e Kaur, indiana suicida sotto il treno, pagano con la morte il rifiuto a sottomettersi a un matrimonio deciso per loro – contro di loro – in nome di una barbara e violenta tradizione che brutalmente calpesta i loro diritti. E così abbiamo scoperto, con ritardo rispetto ad altri paesi europei, che il matrimonio forzato non é sparito dalla nostra realtà, non é un ricordo “folclorico”. Sorge anche il dubbio che, forse, i casi non siano circoscritti ad alcune minoranze etniche di recente immigrazione. Per citare l’ex segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan,  “in ogni violazione dei diritti umani, si ritrova un elemento di genere”. Questo è tanto più vero quando questi diritti vengono violati nell’ambito familiare e in gruppi minoritari, quali sono quelli immigrati, allorché la donna si trova privata della naturale rete di sostegno. Non va però dimenticata l’esistenza di una non trascurabile percentuale di vittime maschili di matrimoni forzati, anche loro spesso membri di fasce discriminate, per tendenze sessuali, giovane età o stato anagrafico.

La missione dello Zonta (una parola sioux che significa ‘onesta e degna di fiducia’) è, fra l’altro, promuovere i diritti delle donne attraverso attività d’informazione e formazione. Con una Risoluzione adottata al Congresso di Parigi nel 1998, le zontiane hanno posto al centro di questa azione l’eliminazione della violenza contro le donne. Al momento di stabilire il programma di lavoro per la stagione 2006-2007, lo Zonta Club Moncalieri ha deciso che, alla luce delle considerazioni qui brevemente riassunte, una campagna di sensibilizzazione contro il matrimonio forzato appariva un dovere per la nostra associazione.  Nessun intervento efficace è però possibile finché di un problema mancano sia una conoscenza sufficiente dei dati quantitativi sia un’analisi approfondita delle cause e della fenomenologia. Ci è così sembrato urgente dare un primo contributo e un incitamento a uno studio di ampio respiro sul matrimonio forzato, che veda coinvolte realtà locali e nazionali, pubbliche e private. Il risultato é questo rapporto, che mettiamo a disposizione di quanti si vogliano unire a noi contro  l’aberrazione chiamata matrimonio forzato.

Maria Elena Andreotti,  Presidente Zonta Club Moncalieri, Giugno 2007

 

Il risultato del nostro lavoro è stata una pubblicazione a cui hanno collaborato anche zontiane di altri club: Régine Acquier, Annie-Laurence Godefroy, Karin Saeger.

Ne sono state stampate 1500 copie; una parte di esse, a cura della Regione Piemonte, è stata distribuita in tutte le biblioteche civiche del territorio ed in quelle di alcune scuole. Il libro è stato inserito nel “Melting box” creato in occasione del convegno sulle pari opportunità per tutti (Torino 22-23-24/10/07). Il volume è stato inviato a tutte le Parlamentai Italiane e a molte giornaliste. Lo studio è stato oggetto anche di una interrogazione parlamentare a settembre 2008.

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Scarica l’Interrogazione Parlamentare    ZCMoncalieri Interrogazione parlamentare, 2008